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Scritto da esteri.prc
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Venerdì 18 Giugno 2010 16:27 |
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INTERVISTA A BERTHA CÁCERES (FNRP - Fronte Nazionale di Resistenza Popolare dell'Honduras)
di Giorgio Trucchi,
Cumbre de los Pueblos “Enlazando Alternativas 4”
Davanti all’euforia mostrata dai negoziatori per la firma dell’Accordo di Associazione (AdA) tra la Unione Europea e Centroamerica-Panama, le organizzazioni e movimenti sociali e popolari riuniti a Madrid ne “La Cumbre de los Pueblos - Enlazando Alternativas 4” hanno condannato quello che considerano un nuovo attacco alla sovranità e all’autodeterminazione dei popoli.
Su questo tema, “Nicaragua y màs” ha intervistato Bertha Cáceres, coordinatrice generale del
Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH).
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Martedì 30 Dicembre 2008 14:14 |
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Francesco Maringiò
Le questioni internazionali, si sa, vengono trattate con una certa superficialità dai media nostrani. Non parliamo delle vicende che attengono all’Africa, l’enorme continente di cui si sa davvero poco e le cui notizie fanno capolino tra i nostri rotocalchi solo quando ci troviamo di fronte a tragedie umanitarie. Non stupisce quindi (anche se fa molto pensare) il modo in cui è stata trattata la notizia della scissione in seno all’African National Congress (Anc, il Congresso Nazionale Africano) e allo sconto politico che, nel congresso di dicembre 2007, ha visto polarizzati Thabo Mbeki e Jakob Zuma. L’Anc, che nel 2012 celebrerà il suo centenario di fondazione, è la grande e storica organizzazione di liberazione nazionale del Sudafrica che, con più di 600.000 membri, guida i destini della nazione dalla sconfitta del regime dell’apartheid. Dal 1994, anno delle prime elezioni a suffragio universale, l’Anc si presenta alle elezioni componendo liste comuni con il Partito Comunista Sudafricano (Sacp) e la poderosa confederazioni sindacale Cosatu (Congress of South African Trade Unions). Questo ha permesso nel 1994, di ottenere il 62,6% dei voti e l’elezione di Nelson Mandela a presidente del Sud Africa. Da quel momento la “triplice alleanza” (Anc, Sacp e Cosatu) non si è mai sciolta, ottenendo anche risultati migliori nelle elezioni del 1999 e del 2004. Questo ha permesso il consolidarsi dei principi della “rivoluzione democratica”, seppur in un quadro molto precario, che ha visto il confrontarsi di punti di vista molto diversi in seno alla stessa Anc, diventati nel tempo inconciliabili.
Ma andiamo per ordine.
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Giovedì 18 Dicembre 2008 13:45 |
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Alberto Liscia
Le recenti posizioni del governo italiano in politica estera hanno portato alla luce un forte dibattito interno al centro-destra. Lasciamo per un attimo una visione macchiettistica dell'antagonista politico, cosa che accettiamo di norma nel dibattito interno e nella lotta di tutti i giorni ma che non possiamo permetterci in sede di analisi pena l'obiettività delle nostre riflessioni e la delineazione di contromosse tattiche adeguate e di strategie per il futuro. Alcuni fatti avvenuti di recente hanno visto l'emergere di una forte dialettica interna nel pubblico dibattito. Così la vicinanza di Berlusconi a Putin, che si eleva da semplice amico delle passeggiate tra i cactus di Villa Certosa a vero e proprio alleato strategico anche nei momenti di crisi internazionale e non solo di convivialità. Berlusconi nella crisi caucasica di quest'estate si è affrettato da subito a prendere le distanze dalla Georgia e parteggiare per la Russia e gli osseti. Ciò ha scatenato le ire di uno dei fondatori di Forza Italia, Paolo Guzzanti il quale non ha fatto mistero che lo "strappo di Mosca" è un passaggio che non va spiegato solo con l'illiberalità della democrazia incompiuta, in termini del tutto occidentali e cari alla sinistra dai tempi ungheresi. E' della prima settimana di dicembre la dichiarazione sempre del premier Berlusconi "I bombardamenti in Serbia li ha fatti il governo D'Alema e non il governo Berlusconi, che invece non li avrebbe fatti..." parlando dell'impegno militare dell'Italia all'estero in questi anni. E sempre sulle missioni estere il capo della Farnesina Frattini ,supportato dallo stesso Berlusconi, contro gli inviti del generale Petraeus a Roma (e che la politica estera sia fatta dai militari dovrebbe darci qualche indicazioni sulla situazione di "specialità" delle democrazie negli stati di diritto occidentali) e dallo staffe di Obama ribatte perfino al ministro della difesa del proprio governo, La Russa, affermando che «un aumento delle truppe italiane oggi non è il caso».
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