UNA NUOVA GUERRA TARGATA USA? PDF Stampa
Rubriche - Pace e disarmo
Scritto da Giovanni Santini   
Venerdì 09 Luglio 2010 11:23

Nubi minacciose si addensano nei cieli mediorientali e ulteriori venti di guerra soffiano sulla regione più martoriata del Mondo. Già il 9 giugno il Consiglio di Sicurezza delle NU aveva approvato una risoluzione contro l’Iran che prevede sanzioni ai Pasdaran, alla maggiore compagnia di navigazione del paese e a due suoi istituti bancari, oltre al bando per la vendita di armi e alla possibilità d’interdizione e perquisizione di navi sospettate di favorire il programma nucleare e missilistico iraniano. Non considerandole sufficienti. Obama, non più di una settimana fa, ha firmato la legge con la quale il Congresso americano ha inasprito tali sanzioni, prevedendo castighi severi – leggi perdita di commesse e affari con gli Stati Uniti ed i suoi alleati – per quelle compagnie che commercino con l’Iran, soprattutto nel settore dei combustibili, dove, paradossalmente, Teheran, pur essendo uno dei principali produttori di greggio, non ha raffinerie sufficienti per il proprio fabbisogno.

Nelle stesse ore, la Marina statunitense ha rafforzato la propria presenza sull’isola africana di Diego Garcia, territorio britannico nell’Oceano Indiano, i cui abitanti autoctoni vennero cacciati per far posto alla base militare americana, da cui è possibile attaccare sia il Medio Oriente che l’Asia centrale. Il Direttore del Centro di Studi Internazionali e Diplomazia dell’Università di Londra, Dan Plesch, conferma: “Stanno attivando l’ingranaggio per la distruzione dell’Iran. I bombardieri ed i missili di lungo raggio degli Stati Uniti sono pronti per distruggere 10.000 obiettivi in Iran in poche ore”. La stampa araba ha inoltre informato del passaggio per il Canale di Suez, direzione Golfo Persico, di una flotta da guerra statunitense, con una nave israeliana, la cui missione consisterebbe nell’applicazione delle sanzioni contro l’Iran e quindi nella perquisizione delle navi che entrano ed escono da quel paese. Giustamente, Fidel Castro, in una delle sue “Riflessioni”, si domanda se gli americani si aspettino di essere accolti cordialmente a bordo delle navi iraniane per effettuare le perquisizioni o se, come è molto più probabile e logico, queste azioni non verrebbero considerate veri e propri atti di guerra, aprendo così scenari drammatici non solo nelle acque del Golfo.

Contemporaneamente, come sempre, monta la campagna mediatica a sostegno di quella militare. L’Iran è descritto come una superpotenza nucleare (ricordate le armi di distruzione di massa in mano a Saddam?) e si arriva a suggerire attacchi non solo contro le istallazioni nucleari iraniane, ma anche contro obiettivi non nucleari e infrastrutture, ben sapendo che questo tipo di attacchi sicuramente coinvolgerebbe la popolazione civile ( Military Rewiew, periodico dell’esercito statunitense).
Quando invece si passa a fonti istituzionali più serie, il quadro descritto è completamente diverso. Si legge in un rapporto del Dipartimento di Difesa USA, presentato al Congresso nell’aprile scorso, che la spesa militare dell’Iran è “relativamente bassa, in rapporto al resto della regione” e che la dottrina militare iraniana è strettamente “difensiva…disegnata per scongiurare un’invasione e per favorire una soluzione diplomatica delle ostilità”. Lo stesso programma nucleare è considerato “una parte centrale della propria strategia di dissuasione”.

In realtà, il vero pericolo che rappresenta l’Iran per gli Stati Uniti ed Israele non sta tanto nelle possibili armi nucleari, quanto nella politica di espansione della propria influenza nella regione. Un Iran percepito da paesi, forze politiche (iniziando da Hezbollah e Hamas) e popoli arabi come l’antagonista più efficace degli interessi americani, ha una funzione fortemente “destabilizzante” rispetto alla politica di presenza militare, politica e commerciale americana per il controllo delle risorse energetiche del Medio Oriente.

L’altro grattacapo per l’Amministrazione statunitense viene dall’esito del voto sulle sanzioni all’Iran nel Consiglio di Sicurezza. Brasile e Turchia, che già avevano irritato gli americani con l’accordo con l’Iran sulle modalità di arricchimento dell’uranio e sulla sua utilizzazione, hanno votato contro, mentre il Libano si è astenuto.
Passi per il Brasile, ma la Turchia, modello di democrazia e fedele alleato della NATO nel mondo musulmano, non doveva arrivare a tanto. E subito è stata attivata la politica del bastone e della carota per riportare a più miti consigli gli amici turchi. Da una parte il Dipartimento di Stato ha  richiamato Ankara a “dimostrare il suo impegno di socio dell’Occidente” e dall’altra parte Obama si è prodigato nel perorare enfaticamente l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.

In tutta questa ebollizione, pochi si spendono nel sostenere che il problema iraniano è difficilmente risolvibile se lo si astrae dal quadro globale della presenza di potenze nucleari nella regione mediorientale. Pochi rammentano che nella Conferenza di New York del 1995, il Trattato di Non Proliferazione (TNP) fu reso permanente e posto sotto la vigilanza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, con l’obiettivo di pervenire ad un disarmo nucleare generalizzato e globale e che, nonostante ciò, India, Pakistan e, naturalmente, Israele hanno continuato a sviluppare le proprie armi nucleari con l’appoggio degli Stati Uniti, rifiutandosi di firmare l’Accordo.
Quasi nessuno ha ricordato che non più tardi del 29 maggio scorso, nella Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare si è trovato un consenso su un Medio Oriente senza armi nucleari, con l’auspicio, nel documento finale, che Israele aderisca al Trattato mettendo le sue testate nucleari, mai dichiarate ufficialmente, sotto il controllo dell'Aiea. Il rappresentante dell'Iran presso l'Aiea, rallegrandosi per tale risultato, si è messo a disposizione per i seguiti, mentre da parte israeliana non è pervenuto nessun segnale.
Il vero interesse non è la riduzione della minaccia nucleare in Medio Oriente, ma il controllo delle sue risorse energetiche. Ed i venti di guerra soffiano sempre più forti.

       

Commenti
Nuovo Cerca
+/-
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
 
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

 

Liberazione - Giornale Comunista

Link Partito

Riflessioni di Fidel

Para o Brasil seguir mudando

Link Partiti esteri

Altri...