HA VINTO, COME PREVISTO, SANTOS. IN COLOMBIA NON CAMBIA NULLA PDF Stampa
Scritto da Giovanni Santini   
Giovedì 24 Giugno 2010 18:31

Come ampiamente previsto, Juan Manuel Santos è il nuovo Presidente della Colombia. Potevano forse esserci dubbi al riguardo? Quello colombiano è uno degli esempi classici di “falsa” democrazia, dove si celebrano elezioni a cui concorrono sempre meno cittadini – nel ballottaggio di domenica scorsa la partecipazione è stata inferiore al 45% degli aventi diritto – a cui si dà l’impressione di decidere le sorti del paese, mentre in realtà il vero potere rimane in mano ad una oligarchia ristretta che detiene tutte le leve di comando, quelle politiche, quelle economiche e quelle mediatiche. La famiglia Santos appartiene a tale oligarchia dall’Indipendenza della Colombia, di cui quest’anno si celebra il bicentenario. E Juan Manuel è stato Ministro negli ultimi tre governi colombiani, consolidando così i legami e le connivenze che lo hanno portato ora alla presidenza.

Il voto assomiglia ad un plebiscito, con il 70% dei voti a Santos. Ma se andiamo a ben vedere, il nuovo Presidente governerà un paese di 45 milioni di abitanti e 30 milioni di elettori, con l’appoggio elettorale di 9 milioni di essi, cioè il 20% della popolazione ed il 30% del corpo elettorale.
Inoltre, quanti di questi nove milioni di voti rappresentano consensi reali? La Missione di Osservazione Elettorale dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), che già nelle elezioni di un mese fa aveva registrato 15000 denunce di irregolarità del sistema elettorale, ha riscontrato compravendita di voti in vari Dipartimenti, con rilevante impiego di minacce da parte dei gruppi paramilitari legati all’attuale Presidente e danaro proveniente dal narco-traffico.
Del resto, i sospetti di manipolazione dei sondaggi preelettorali e di irregolarità del processo elettorale sono ampiamente suffragati. Infatti, Santos è azionista del gruppo di imprese a cui è affidata la logistica elettorale in Colombia, la Thomas Greg & sons  de Colombia, della cui Giunta Direttiva è stato membro dal 2002 al 2006. Denuncia il Senatore Gustavo Petro, candidato per il Polo Democratico Alternativo che la Uniòn Temporal Disproel, a cui è stata affidata la logistica delle elezioni, “è costituita da un consorzio di imprese legate a Santos”. E ancora: “la Disproel prepara le schede di prova che si utilizzano nella giornata elettorale, i Kits elettorali, trasporta l’insieme di formulari e schede in tutti i municipi e seggi elettorali e addirittura raccoglie poi i formulari e schede con i voti espressi. Queste imprese curano il cuore del processo elettorale…”.

Antanas Mockus, avversario di Santos al ballottaggio, in cui ha raccolto appena il 28% dei voti, poco più di quelli conseguiti al primo turno, si è dimostrato un antagonista poco credibile. Matematico e filosofo, ex sindaco di Bogotà e verde, non ha saputo e voluto incarnare una valida alternativa all’uribismo. Prima del ballottaggio ha rifiutato un accordo programmatico minimo offerto dal Polo Democratico Alternativo che, pur nelle consistenti diversità di politica economica e sociale, garantisse almeno una discontinuità con l’uribismo ed il ripristino di condizioni basilari di legalità nel paese. L’avventura politica di Mockus in queste elezioni è ben descritta dalla Senatrice dell’opposizione Piedad Cordoba:”Il potere costituito ha creato un candidato come Mockus per legittimare le elezioni. Ma sappiamo bene che la sua crescita è stata solo fittizia e mediatica”.

L’eredità che lasciano gli otto anni di Presidenza Uribe è pesantissima. Bastano alcune cifre ufficiali per riassumerla drammaticamente.
Quasi la metà della popolazione vive sotto la soglia della povertà ed il 18% per cento è indigente. La disoccupazione sfiora il 13% ed in alcune città raggiunge il 20%. Tra gli occupati, i lavoratori autonomi sono il 43,5% e l’impiego subordinato si concentra nelle attività più precarie e instabili, come commercio, ristoranti ed hotel, che assorbono il 27% del totale dei posti di lavoro. Su 100 lavoratori occupati, 58 sono al nero.
La politica sociale di Uribe contemplava solo assistenzialismo e populismo per mantenere il consenso della parte di popolazione più vulnerabile, senza cercare di rimuovere le cause strutturali della disuguaglianza e dell’esclusione sociale. Ed in ogni caso, alle politiche sociali erano riservate le briciole.
Nel periodo 2002-20010, le spese militari sono aumentate dal 4,8 al 5,6% del PIL, senza contare i fondi statunitensi del “Plan Colombia”. E' il paese latinoamericano che destina più risorse agli armamenti.
Il servizio sanitario pubblico è al collasso, così come il sistema educativo.
La Corte Costituzionale ha dichiarato in pericolo di estinzione 32 dei 102 popoli aborigeni.
La possibilità che una persona giovane muoia assassinata in Colombia è 5 volte più alta della media dell’America latina.

Che scenari si aprono ora per la Colombia? Nonostante l’operazione di immagine realizzata con la nomina a Vice Presidente di Angelino Garzon, un passato da sindacalista, poi governatore della regione del Cauca ed esponente della sinistra colombiana, da cui ora è accusato di tradimento, tutto lascia presagire una continuità assoluta con la politica di Alvaro Uribe: mantenimento del paese nella sfera degli interessi strategici geopolitici degli Stati Uniti; lotta alla guerriglia di FARC e ELN fino al loro annientamento militare; ricette economiche neoliberali che aumenteranno ulteriormente, in tempo di crisi, la forbice tra i pochi ricchi e le masse povere e lasceranno le risorse naturali del paese alla mercé delle multinazionali e delle mafie locali
La Colombia continuerà ad essere sottomessa alla narcopolitica; attraversata dagli scandali senza fine che coinvolgono larga parte del governo ad iniziare dallo stesso Uribe; sconvolta dai crimini perpetrati da militari e paramilitari che hanno portato alla sparizione di migliaia di persone (si parla di 100 mila, ma alcuni ritengono che potrebbero essere il doppio) ed alla scoperta di fosse comuni con 2-3 mila corpi di contadini assassinati; in balia della corruzione dilagante tra amministratori e polizia; repressa dal potere, in aperta violazione dei diritti umani, attraverso il perseguimento di magistrati, sindacalisti, giornalisti, attivisti oppositori.
Questa è democrazia? 

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Alessio   |85.116.228.xxx |28-06-2010 10:12:46
Finalmente ho letto un'analisi approfondita e veri tiera della realtà colombiana
. Tutti i mezzi di in formazione italiana hanno dato la notizia delle el ezioni
con scarsi commenti. evidentemente siamo tr oppo presi dalle nostre misere vicen
de interne per prestare attenzione a quello che avviene in Ameri ca latina, dov
e invece è in atto un duro scontro t ra i governi progressisti e gli Stati Uniti
che vo gliono riappropiarsi del controllo del Continente latinoamericano.

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