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INTERVISTA A BERTHA CÁCERES (FNRP - Fronte Nazionale di Resistenza Popolare dell'Honduras)
di Giorgio Trucchi,
Cumbre de los Pueblos “Enlazando Alternativas 4”
Davanti all’euforia mostrata dai negoziatori per la firma dell’Accordo di Associazione (AdA) tra la Unione Europea e Centroamerica-Panama, le organizzazioni e movimenti sociali e popolari riuniti a Madrid ne “La Cumbre de los Pueblos - Enlazando Alternativas 4” hanno condannato quello che considerano un nuovo attacco alla sovranità e all’autodeterminazione dei popoli.
Su questo tema, “Nicaragua y màs” ha intervistato Bertha Cáceres, coordinatrice generale del
Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH).
- Come valuti il lavoro sviluppato nella Cumbre de los Pueblos?
- Continua ad essere uno spazio valido di costruzione dei movimenti sociali dell’America Latina, i Caraibi e l’Europa, soprattutto ora che stiamo vivendo una fase acuta della crisi capitalista che sta colpendo il continente europeo. La Grecia è un esempio molto chiaro di ciò.
C’è molto scontento tra la popolazione, che è quella che sta pagando la crisi generata dal capitalismo, e molti modi di esprimerlo. Il popolo greco ha deciso di farlo nelle strade.
Durante la Cumbre sono stati affrontati temi molto urgenti come Haiti, Honduras, le multinazionali e il ruolo che stanno avendo nell’ambito della crisi.
In questo senso, il caso dell’Honduras è emblematico e dimostra quello che sono capaci di fare, fino ad arrivare a destabilizzare un governo e appoggiare un colpo di stato.
Nella sessione del Tribunale Permanente dei Popoli e nella Cumbre ci siamo concentrati sull’impunità di cui godono le multinazionali, il sistema patriarcale e razzista. Lavoriamo per un’agenda comune per il resto dell’anno e stiamo coordinando azioni per il futuro.
- Nella Dichiarazione finale della “Cumbre de los Pueblos” vengono denunciate le politiche che mirano a destabilizzare i governi progressisti e di sinistra del continente latinoamericano. Tuttavia in Centroamerica questi stessi governi sono quelli che hanno firmato un Accordo di Associazione con l’Europa e hanno accettato la presenza dell’Honduras. Cosa ne pensi?
- Le multinazionali e i governi dei paesi più industrializzati del Nord sanno capire il linguaggio di questi governi, che sembrano avere una posizione chiara e definita rispetto a quello che significa la difesa della sovranità, l’autodeterminazione e i diritti dei popoli. Una cosa è denunciare le aggressioni dei paesi del Nord a quelli del Sud, come nel caso del Centroamerica, e un’altra è essere disposti anche a trasferire questo atteggiamento nell’ambito economico. Se non lo fanno, di fatto stanno rafforzando i progetti di dominazione economica e di colonialismo, perchè i paesi industrializzati non sono interessati alle denunce. Tutto questo avrà un costo tremendo per i popoli.
Accettando un Tlc o l’Ada, che alla fine sono la stessa cosa, questi governi dimostrano la loro incoerenza e prima o poi i popoli gli presenteranno il conto. Per contro è una grande sfida continuare a dimostrare le logiche di sfruttamento e consumistiche e i popoli stanno chiedendo cambiamenti più profondi, e continueranno a lottare per difendere la propria vita.
-Mantenete la posizione di rifiuto totale all’Ada?
Chiaro che si. Reiteriamo il nostro rifiuto e la nostra condanna davanti ai rappresentanti dei governi progressisti che sono venuti a la Cumbre. Inoltre, stiamo ribadendo che si tratta di un progetto di sfruttamento, di dominazione e saccheggio. Un meccanismo ulteriore del capitalismo che provocherà gravi conflitti sociali e politici.
Nel caso dell’Honduras, abbiamo constatato un profondo cinismo e una grande perversione nell’includere nell’AdA clausole sul rispetto dei diritti umani e della democrazia. Si sta riconoscendo un regime che continua a violare i diritti umani e che è la continuazione del colpo di stato.
La firma di questo Accordo di Associazione o Tlc rappresenta una vergogna per l’Europa, perchè sta negando quello che è accaduto in Honduras e stanzierà risorse economiche per la cooperazione che serviranno anche a rafforzare instituzioni coinvolte nel colpo di stato, come la polizia, l’esercito e il ministero degli interni.
-Uno dei punti più dibattuti è che vari governi centroamericani hanno deciso di separare il politico dall’economico. Cioè non riconoscono formalmente il governo di Porfirio Lobo, ma firmano un accordo economico accettando la sua presenza. Come lo vedi?
- E’ inaccettabile e illogico. Davanti al popolo non si può dire “questo lo rispettiamo e questo no”. I diritti economici sono fondamentali per il popolo. Lì si trova il diritto alla vita, a poter decidere sul proprio sistema economico e politico. Como puoi separarli? Abbiamo detto ai parlamentari europei e al ministro spagnolo, che continueremo a lottare e protestare, perchè con questa decisione stanno aumentando i conflitti sociali e politici. I popoli non staranno con le braccia incrociate mentre le multinazionali si prenderanno l’energia, l’acqua, l’educazione e la salute. Continueranno a pretendere il rispetto dei loro diritti storici.
-Nell’AdA ci sono temi molto controversi, como quelli della proprietà intellettuale, brevetti, contratti e appalti pubblici. In che modo credi che danneggeranno la popolazione centroamericana?
- Ci preoccupa molto il fatto che i popoli indigeni e negri siano totalmente indifesi di fronte al saccheggio delle loro conoscenze, della cultura, patrimonio genetico e biodiversità dei nostri paesi. I monopoli farmaceutici europei sono già pronti a saccheggiarci e colonizzarci di nuovo. Altri temi molto delicati sono l’acqua e la militarizzazione, che si accompagnano sempre a questi processi.
- Potrebbero esistere modelli adeguati di scambi economici tra regioni con forte asimmetria?
- C’è qualcosa di basilare che bisognerebbe tenere in conto al momento di negoziare un accordo commerciale ed è il rispetto dei popoli, dei loro diritti, della loro vita e delle leggi nazionali. Tuttavia questo non potrà accadere se non c’è un cambiamento reale delle logiche capitaliste e neoliberiste che continuano ad essere promosse nel mondo.
In Honduras la nostra lotta è per l’installazione di una Assemblea Costituente popolare e democratica. Per noi sarebbe un avanzamento molto importante. Abbiamo un documento a cui la gente sta dando contributi con diverse visioni e complessità. Si sta esprimendo ciò che si richiede veramente in termini economici, politici, sociali, di giustizia, sovranità, sicurezza.
Le persone stanno discutendo su questi temi e stiamo avanzando con concetti su come vediamo la solidarietà, la cooperazione dei popoli, l’integrazione, gli scambi tra paesi.
Crediamo che siano importanti esempi come l’ALBA o lo sforzo che si sta facendo con l’UNASUR. Il fatto che questi paesi hanno cercato di imporre la non presenza di Porfirio Lobo al Vertice ufficiale è sicuramente una vittoria.
Occorre rafforzare questi meccanismi e questo processo di costruzione a partire da una visione differente verso un’integrazione latinoamericana e dei Caraibi.
- Che spazio ha avuto l’Honduras nella Cumbre alternativa?
- E’ stato un tema prioritario, uno spazio privilegiato affinchè il mondo sappia che la resistenza continua, che si sta costruendo dal basso, nonostante la repressione.
Con la raccolta di firme e la dichiarazione sovrana per la Costituente è aumentata la repressione, la campagna per dividere la Resistenza e diffamare i suoi dirigenti.
Abbiamo potuto spiegare come il regime di “Pepe” Lobo rappresenti la continuità del colpo di stato e di come, con il sostegno nordamericano, si continui a violentare sistematicamente i diritti umani.
Ci siamo incontrati con europarlamentari e deputati spagnoli, organizzazioni dei diritti umani e con il Ministero spagnolo e abbiamo visto come in molti casi non si voglia più parlare del colpo di stato. Preferiscono rilassarsi con l’idea che sta esportando Porfirio Lobo, cioè che in Honduras si sta tornando alla normalità, cosa che non è vera.
Abbiamo anche potuto coordinare azioni con diverse organizzazioni europee, affinchè vengano in Honduras e ci accompagnino nel processo di raccolta delle firme, nell’osservazione sulle violazioni dei diritti umani e in solidarietà durante l’anniversario del colpo di stato il prossimo 28 giugno.
In conclusione, abbiamo utilizzato ogni spazio per parlare di Honduras alla presenza di diverse organizzazini che affrontavano temi diversi.
(originale sul blog http://www.nicaraguaymasespanol.blogspot.com/)
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