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Il 9 giugno scorso, nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, a Ginevra, l'Italia ha respinto la raccomandazione con cui era stata invitata formalmente dal Consiglio stesso ad introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento penale. Sappiamo bene quanto l'esistenza di questo reato avrebbe influito nei procedimenti giudiziari per i fatti del G8 di Genova, comportando conseguenze penali più severe per le forze dell'ordine condannate in quei processi. E possiamo immaginare l'effetto deterrente che potrebbe avere sui comportamenti di grave e ingiustificata violenza da parte dei rappresentanti dell'ordine pubblico, sempre più frequenti. Non ultimi, le morti drammatiche di Stefano Cucchi e di Giuseppe Uva. Il governo Berlusconi non perde occasione per manifestare la scarsa considerazione per gli organismi internazionali ed il disprezzo per le richieste di tutela dei diritti umani.
Lo stesso giorno, si chiudeva a Santiago del Cile la Conferenza internazionale dedicata alla Convenzione per la messa al bando delle munizioni a grappolo, le famigerate cluster bombs. venute tristemente alla ribalta durante i bombardamenti della NATO sulla ex Yugoslavia. Si tratta di vere e proprie mine antipersona e anticarro che vengono seminate nel suolo durante gli attacchi aerei. La percentuale di ordigni non esplosi che rimane disseminata al suolo è di circa il 15-20% e le operazioni di bonifica estremamente difficili e pericolose. Inutile dire che le cluster bombs costituiscono una parte molto rilevante dell'armamento aereo di Stati Uniti e Gran Bretagna. Ebbene, anche in questa occasione il governo italiano si è distinto per non aver ancora ratificato la Convenzione e per il basso profilo tenuto nella Conferenza di Santiago.
Pubblichiamo il Comunicato Stampa rilasciato dalla Campagna Italiana contro le Mine
TERMINATO L'INCONTRO IN CILE PER FERMARE IL FLAGELLO DELLE CLUSTER BOMBS
L’Italia ferma tra i soliti ritardi burocratici e l’ombra del ricatto di nuove spese militari
Roma 10 giugno 2010 – Si è conclusa la conferenza svoltasi a Santiago del Cile dal 7 al 9 giugno, dedicata alla Convenzione sulle munizioni a grappolo a cui hanno partecipato più di 98 Paesi e 120 organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo.
La Convenzione entrerà in vigore il 1 agosto 2010, a meno di 2 anni dall’apertura alla firma di Oslo del dicembre 2008. Un totale di106 Paesi hanno firmato la Convezioni 36 dei quali l’hanno già ratificata caratterizzandola per una rapidità non consueta al cammino di un trattato internazionale .
I Governi del Cile, di Norvegia e il programma delle Nazioni unite per lo sviluppo UNDP hanno ospitato la conferenza che si è delineato come il più grande incontro internazionale sulla Convenzione dopo quella dell’apertura alla firma di Oslo, preparando così il terreno di lavoro per il primo Meeting degli Stati Parte che sarà ospitato dal Laos (PDR) dal 8-12 novembre 2010 . Il Laos, ad oggi, è uno dei Paesi più contaminati da questa tipologia di ordigni.
Malgrado l’entusiasmo di rito l’Italia non ha ancora ratificato la Convenzione e rimane così nettamente alle spalle di altri Stati europei con i quali aveva condiviso argomentazioni e prese di posizione nel periodo di negoziazione del testo, tra gli altri Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna i quali, avendo già ratificato , hanno confermato con i propri interventi durante la conferenza del Cile un immediato impegno per la promozione e l’universalizzazione della Convenzione.
“Basso il profilo tenuto dall’Italia in Cile, caratterizzato da scarsissima partecipazione e nessun intervento delle nostre delegazioni di rappresentanza, ma prevedibile vista la mancata ratifica e la non remota eventualità di trovarsi a breve ad essere diplomaticamente sollecitati per la stessa da parte di altri Stati europei, oltre la certa impossibilità di partecipare come Stato Parte al primo Meeting che si terrà in Laos a novembre prossimo.” – dichiara Santina Bianchini Presidente della Campagna Italiana Contro le Mine.
Lo stato di avanzamento del disegno di ratifica, di per se di semplice procedura su iniziativa governativa, soffre di un rallentamento dovuto al peso di una richiesta fatta già nel 2007 dal Ministero della Difesa il quale , rispetto all’esiguo e sopportabile impegno di spesa per la distruzione dello stock stimato in circa 8 milioni di euro da distribuire su un massimo di 8 anni, ne chiedeva 160 milioni ‘per l’acquisto di nuove armi per la realizzazione dei programmi di acquisizione di munizionamento alternativa di nuova generazione e per il mantenimento da parte delle Forze Armate delle capacità operative attualmente garantite dalle sub-munizioni cluster delle munizioni a grappolo’
“Purtroppo crediamo che il disegno di ratifica, formalmente in attesa dei pareri dei Ministeri competenti, sia di fatto bloccato da questa richiesta pendente dal 2007 ed avanzata durante la discussione di una proposta di legge di messa al bando nazionale dell’epoca. Se così fosse- dichiara Giuseppe Schiavello, Direttore della Campagna Italiana contro le Mine – sarebbe un vero scandalo”. “E’ palesemente inaccettabile vincolare o ritardare il proprio parere favorevole alla ratifica di una Convenzione Internazionale già sottoscritta cercando di ottenere un ulteriore esborso per spese militari …” “… In Cile abbiamo fatto una verifica e nessun Paese tra quelli che hanno già ratificato ha ricevuto richieste simili dai propri Ministeri della Difesa in nessuna sede, in nessun caso – continua Schiavello – (…) In un momento di crisi come quello odierno certe richieste si commentano da sole, le spese militari sono considerate da tempo sproporzionate rispetto ad altre importanti voci di bilancio a carattere interno ed internazionale, tra cui i fondi per la cooperazione per attività come il reinserimento socio-economico delle vittime, spese sociali ed attività di prevenzione del crimine organizzato e, sinceramente, rispetto a tutto ciò fatichiamo davvero a capire a quali urgenze e necessità strategiche risponderebbe l’acquisto di queste armi” conclude Schiavello.
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