IL VOTO DELLA VERGOGNA: NO DELL'ITALIA ALL'INCHIESTA INTERNAZIONALE SU ISRAELE PDF Stampa E-mail
Scritto da esteri.prc   
Giovedì 03 Giugno 2010 16:48

Solo tre NO alla risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU a Ginevra per una missione internazionale d'inchiesta sul brutale attacco dell'esercito israeliano contro la flotta pacifica che tentava di portare aiuti umanitari a Gaza, rompendo così l'inumano blocco imposto arbitrariamente da Israele. I voti contrari sono di Stati Uniti, Olanda e Italia.
Vergognoso il voto e ancora più grave la motivazione a suo sostegno da parte del Governo italiano: "Israele è uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente". Evidentemente, per i canoni occidentali la democraticità di uno stato discende solo dal tenersi elezioni. Poi, che quello stesso stato aggredisca permanentemente un altro popolo, disattenda le risoluzioni degli organismi internazionali, commetta atti di guerra, attaccando una nave pacifica di un altro stato e uccidendone alcuni passeggeri, nasconda al mondo intero la detenzione di un arsenale nucleare, tutto ciò non intacca minimamente la sua democraticità. Al contrario, lo fa ritenere pienamente affidabile ed attendibile nel condurre un'indagine sul proprio operato criminale.
Il massacro dei pacifisti che navigavano verso Gaza è stato perpetrato il 31 maggio, ma ha origine nell'ostracismo o quantomeno indifferenza, delle grandi potenze nei confronti del rapporto Goldstone sull'operazione "piombo fuso". Quel rapporto, stilato dopo una rigorosa indagine internazionale, documenta i crimini commessi da Israele in quell'operazione che costò la vita a 1400 palestinesi. Avrebbe meritato l'adozione di severe misure internazionali contro Israele, il suo isolamento diplomatico e la rimozione dell'embargo a Gaza, colpevole di aver espresso in libere elezioni un governo non gradito ad Israele ed USA. A proposito: per Gaza, ovviamente, non vale il principio secondo il quale l'espressione della volontà di un popolo in libere elezioni determina la democraticità di uno stato...
Invece, il rapporto Goldstone è stato ignorato, quando non apertamente screditato, rafforzando così al massimo l'idea di Israele di potere tutto, anche contro le più elementari regole del diritto internazionale e a tutela dei diritti umani ed il suo conseguente senso di impunità. Le conseguenze le abbiamo viste nell'attacco alla flotta umanitaria in acque internazionali.
E che dire del comportamento dell'Amministrazione Obama? C'è il legittimo sospetto che la decisione di bloccare la flotta anche a costo di vittime civili, sia stata presa consultando il fedele alleato. Il Capo di Gabinetto di Obama alla Casa Bianca, Rahm Emmanuel, si trovava in Israele la settimana prima dell'attacco. Anche se in visita privata, si è riunito con il Primo Ministro Netanyahu il 26 di maggio. Quello stesso giorno l'esercito israeliano ha dichiarato che avrebbe lanciato un'operazione militare per impedire alle navi umanitarie di raggiungere Gaza.
Il tutto nel più vasto scenario delle manovre militari che Israele e Stati Uniti stanno conducendo nel Golfo Persico per impedire il saldarsi di un'allenza tra Iran, Siria e Hezbollah contro obiettivi militari in Israele.
Infine, un'annotazione merita l'ennesima penosa dimostrazione di mancanza di una politica estera comune dell'UE. Quando non si tratta dei soliti esercizi formali di rito che vengono quotidianamente condotti a Bruxelles, ma ci si confronta con crisi gravi e di sostanza, l'Europa torna a dividersi: l'Italia contro la risoluzione di Ginevra, la Slovenia a favore e gli altri paesi dell'UE presenti nel Consiglio astenuti. Con buona pace di Lady Ashton!

Nella foto: il pericoloso carico trasportato dai "terroristi" della flotta umanitaria.

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