Il tema dell'immigrazione, oltre la cronaca PDF Stampa
Scritto da esteri.prc   
Venerdì 12 Febbraio 2010 10:41

 Bernardo Gabriello

Cosa vuol dire per me fare volontariato con i migranti?

Alla ricerca di una risposta tra emotività e ideologia.

 

La gioia, la pienezza di fare qualcosa per qualcuno in maniera completamente disinteressata è uno stato d’animo che diviene stato di grazia e che dobbiamo  sperimentare ogni giorno. L’unica rivoluzione possibile nel sistema di disvalori contemporaneo può consistere, a mio avviso, solo nell’anteporre l’idea al mero tornaconto economico, l’altro all’individuo, il senso del collettivo al micidiale e spietato homo homini lupus liberista.

Questo sistema si basa e vive proprio sul non far provare alla gente la propria umanità. Non provando l’atto disinteressato, non sperimentando mai l’agire depurato dalla componente economica vogliono costringerci a dimenticare la nostra primitiva e genuina UMANITA’! Come schegge impazzite ci precipitiamo nelle viscere di questa metropoli avanti e indietro sui sentieri del falso bisogno che genera consumo, su e giù per le impervie salite del carrierismo lavorativo e girando in cerchio finiamo per smarrirci nel labirinto delle molteplici e per questo false opportunità del benessere. Invece, tutti insieme, facendo comunità possiamo contrastare il mostro individualista che ci insegue dalla culla alla tomba. Volando con le ali dei principi ai piedi possiamo imparare a rifiutare il nulla che ci spacciano per benessere.

Vi faccio un esempio. Quanto dura la gioia per l’acquisto di un qualsiasi bene di consumo? Dipende dalla persona e dal bene mi direte. Concordo con voi ma qualsiasi cosa possiate aver comprato e usato essa ha un termine. Vi stuferete voi di usarla e contemplarla prima che lei smetta di funzionare e di esistere. Oppure il nostro bulimico desiderio di ingurgitare oggetti nella pancia delle nostre case ci farà presto sbavare per un altro modello, marca o versione dimenticando il precedente al centro fino a ieri delle nostre brame consumiste.

Uno schifo insomma, ci vuole poco per capirlo. Un continuo inseguire il nulla che data la sua inconsistenza non genererà mai una vera emozione. Bisogna, per evitare questa sindrome da assideramento emotivo, investire di più nelle relazioni umane. Non parlo della famiglia che è già tradizionalmente investita come luogo di elezione dei sentimenti attraverso la cultura promanata dalla confessione cristiana quanto, piuttosto, dell’incontrarsi e poi donarsi agli “estranei”.

Qui sta il vero disinteresse e dunque il valore aggiunto in termini di gesto rivoluzionario capace di scardinare i tabù di una società chiusa, cattiva, egoista e isterica. Il confine del proprio interesse deve spostarsi dal giardino di casa alle piazze e alle strade andando a cercare l’altro con generosità e coraggio.

Così, in questo eterodosso sistema valoriale, la parola estraneo perderà come per incanto l’alone di paura e disagio ai nostri occhi e come spinti da questa irriverente consapevolezza potremo abbracciare colui che è altro per antonomasia: lo straniero.

Il Migrante è oggi per molteplici motivi il corpo estraneo e per questo sano, della nostra società. Il migrante è il germe inoculato dal disegno della storia nel sangue infetto di una presunta e superiore civiltà. Egli può divenire soggetto e oggetto di un nuovo processo virtuoso. Oggetto nell’azione della parte migliore del paese che interagendo con lui in una relazione d’aiuto può fare esercizio d’umanità e palestra di idealismo. Soggetto quando gli daremo la forza di rivendicare diritti che per noi sembrano scontati ma che solo chi non ha nulla da perdere può avere la forza di prendersi. Così, attraverso questa congiuntura favorevole di due diversi destini, si potrà creare un blocco sociale destinato a mio avviso a rappresentare un’importante novità in termini di cambiamento. Continuare a condurre la mia vita fatta di lavoro, divertimenti e passioni lasciando uno spazio da dedicare all’altro è divenuto per me irrinunciabile. Spazio depurato dalla componente finanziaria e dai legami di sangue. Un campo bianco da riempire di relazioni. Un esercizio di stile umano.

Bernardo Gabriello

 

 

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